Bogota Tiempo - Welo, a Sanremo il jingle su chi è costretto a lasciare il Sud

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Welo, a Sanremo il jingle su chi è costretto a lasciare il Sud
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Welo, a Sanremo il jingle su chi è costretto a lasciare il Sud

Il rapper salentino e la denuncia sociale di Emigrato. Tra sogni una feat con Fabri Fibra

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(di Cinzia Conti) Il dolore senza fine per i bambini uccisi a Gaza, gli amori belli e quelli impossibili, i lutti che si metabolizzano ma non si dimenticano, la felicità e i mali necessari, il bisogno di leggerezza. Sono tante e diverse le tematiche delle canzoni di Sanremo e grazie al rapper salentino Welo e al suo brano 'Emigrato' ci sarà anche il grido di chi è costretto ad abbandonare il Sud per costruirsi una posizione da un'altra parte o chi ci vive fra lo Stato assente e il lavoro in nero. Non sarà né tra i Big né tra le Nuove Proposte ma nel jingle del prossimo Festival. Manuel Mariano, in arte Welo, classe 1999 e solide e orgogliose radici piantate a Lecce, è stato uno dei finalisti di Sanremo Giovani ma non ha conquistato il posto all'Ariston. Subito dopo però la chiamata di Carlo Conti e la proposta di prendere il posto della sigla sanremese che l'anno scorso era stata affidata a 'Tutta l'Italia' di Gabry Ponte. "È successo tutto in maniera molto inattesa, - dice all'ANSA Welo - da una sconfitta che in quel momento poteva anche, come tutte le sconfitte, fare male, è arrivata questa opportunità veramente super inaspettata, quindi sì, sono contento e ora ci giochiamo questa carta con tanta voglia e tanta felicità, sicuramente". In Emigrato Welo affronta il tema importante, spesso sottovalutato, del dolore di chi nasce in un posto e deve lasciarlo per seguire il suo lavoro o i sui sogni: "E' la storia di tantissima gente, non è una cosa alla fine nemmeno troppo mia personale. Sono storie che anche io ho vissuto, che vivo, perché comunque devo costantemente muovermi, perché la musica ci impone di dover andare, per esempio, a Milano che dà tante opportunità. . Alla fine io ho cercato, con semplicità e spontaneità, di rappresentare un po' la mia gente, le storie di tutti i giorni, spesso nessuno ne parla o vengono date per scontate secondo me". Nel video, realizzato con dei ragazzi delle case popolari, ci sono persone vestite da clown e un'atmosfera circense, quindi una gioia che cozza con il testo: "Alla fine quella è un po' la base della mia musica, perché noi di giù siamo un po' fatti così, cerchiamo sempre alla fine di trovare il lato positivo delle cose, ma anche con un po' di ironia. Poi nella mia visione del video era un po' come se noi fossimo gli animali del circo, con la gente sta a guardare". Una delle barre di Welo dice: 'Emigrato perché qui lo Stato è sempre assente, ingiustificato'. "Sicuramente ci sono tante cose che non vanno, sono solo l'ennesimo che lo dice, grazie a Dio ognuno può dire la propria opinione, ci sono tante cose che non funzionano, da piccole a grandi situazioni, quindi sicuramente c'è un grido, una forma di protesta con la musica, la musica deve anche fare questo. Per esempio il rap nasce così, quindi è bello e giusto così secondo me". Sulle polemiche che riguardano l'Eurovision dice: "Penso che qualsiasi persona sia contro i massacri e le guerre. Non saprei dire cosa farei precisamente perché credo che bisogna trovarsi in una situazione, secondo me è anche un po' inutile dire a prescindere non vado, non ci vado, perché poi spesso le persone quando si trovano le proposte sotto mano cambiano idea. Poi anche andare e portare un messaggio non la vedo una cosa sbagliata, perché se dovessimo boicottare ogni cosa che è contro gli ideali, allora fondamentalmente dovremmo stare spesso a casa". Welo che sul viso ha tatuato il nome della mamma Giulia persa quando era piccolino sente forte il supporto della sua famiglia e dei suoi amici: "È il primo luogo dove comunque io posso essere me stesso e ricevere comprensione sul posto, per quanto io abbia una storia familiare un po' così, so che loro ci sono per me". Quanto alle collaborazioni future dopo quella importante con Guè, dice: "Ci sono ovviamente quei nomi che sono dei sogni e spero che vengano esauditi, ne potrei dire tanti ma magari un Fabri Fibra o un Caparezza, artisti che mi hanno veramente ispirato a diventare quello che sono oggi, che sono per me dei maestri, quindi un giorno magari speriamo di poter fare qualcosa con loro e imparare ancora". E il prossimo passo? "Da Emigrato chiaramente ho avviato questo percorso, quindi ovviamente ci sarà una bella continuazione. Credo di voler portare una serie di cose, un concept album fatto come si deve riguardo anche a certi temi che ho già toccato e non vedo l'ora".

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M.Tovar--BT