'Scacco al Linfoma', al via la campagna per cambiare la partita nei linfomi non Hodgkin
Ail, Fil e Gfil insieme per informare, supportare e far conoscere le nuove terapie
Al via la campagna "Scacco al Linfoma - Un nuovo ponte tra la ricerca e la cura" con la partecipazione di Ail (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma), Fil (Federazione Italiana Linfomi) e Gfil (Gruppo Italiano Infermieri Linfomi). Promossa da AbbVie, l'iniziativa punta a sensibilizzare sul linfoma attraverso il nuovo sito www.scaccoallinfoma.it, con informazioni sulla malattia, video‑storie di pazienti e vodcast di esperti utilizzando la metafora degli scacchi, in cui "ogni scelta conta". I linfomi rappresentano circa il 50% dei tumori ematologici e non si manifestano tutti allo stesso modo: differiscono per aggressività, velocità di crescita e risposta alle terapie. Gli indolenti, sono a crescita lenta (circa il 45% dei casi), con cui i pazienti possono convivere molti anni, e gli aggressivi, a crescita rapida sono spesso ben responsivi alle terapie, tanto che oltre la metà dei pazienti può guarire. Con ogni recidiva, il percorso di cura dei pazienti con linfoma non Hodgkin diventa comunque sempre più complesso. Fondamentale, un percorso di cura appropriato, basato su una rete di sostegno che accompagni il paziente dal punto di vista fisico, nutrizionale ed emotivo e lo aiuti anche nell'organizzazione pratica del trattamento e dei controlli. Oggi, grazie alla ricerca, gli ematologi hanno a disposizione nuove opzioni. "Sono emerse una serie di novità nel contesto dell'immunoterapia -spiega Enrico Derenzini, Direttore Divisione di Oncoematologia e Trapianto di Cellule Staminali Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano-. La prima è rappresentata dalle Car-T cell therapy, potenzialmente curative in circa il 40% dei casi, ma con un problema di resistenza che riguarda il 50%-60% dei pazienti. L'altra novità è rappresentata dagli anticorpi bispecifici, che stanno ridisegnando il trattamento del linfoma follicolare e del linfoma diffuso a grandi cellule B, con remissione in circa 4 su 10 nel diffuso e più di 6 su 10 nel follicolare. Ora l'indicazione è in monoterapia, ma si prevede un rapido uso precoce e combinato con altri farmaci". Per Giuseppe Toro, Presidente Nazionale Ail, "le aspettative per i pazienti stanno cambiando, per molti è possibile una guarigione o mantenere una buona qualità di vita pur con una forma cronica di linfoma. La missione di Ail è offrire ascolto e supporto concreto a pazienti e famiglie", conclude.
E.Sierra--BT