Bogota Tiempo - Registe e professioniste del cinema, arriva una call to action

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Registe e professioniste del cinema, arriva una call to action
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Registe e professioniste del cinema, arriva una call to action

Dalle produttrici alle autrici, voci in lotta sulla questione femminile

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(di Alessandra Magliaro) Una questione femminile urgente, una call to action necessaria. Dalla Mostra del cinema di Venezia con una sola regista May el-Toukhy (ha vinto il Leone d'oro con Woman Unknown, tra l'altro appena candidato dalla Danimarca per l'Oscar al film straniero), diventata poi una e mezza con l'israeliana Rachel Szor, coregista di Naza premio speciale della giuria, è tornato alla ribalta il tema della scarsità di donne alla regia e in tutta la filiera. E alla presentazione della Festa del cinema di Roma se ne è parlato di nuovo. Mancanza di talento o piuttosto di non accesso nel mondo dell'audiovisivo? Una problematica italiana e globale. E soprattutto cosa fare nel concreto per cambiare le cose, avere più rappresentazione e più sguardi. Possibile che in una società di uomini e donne, il cinema tranne pochi esempi da Paola Cortellesi a Alice Rohrwacher abbia un saldo così sbilanciato? Al premio Solinas alla Maddalena, fondamentale laboratorio di sviluppo creativo, in questi giorni un podio tutto femminile di autrici ha brillato ad Experimenta Serie, l'iniziativa in partnership con Rai Fiction arrivata alla nona edizione che permette sviluppo e realizzazione di piloti per serie originali per Rai Play. "Ci sono tanti talenti femminili che aspettano di essere rivelati" osserva la regista Levi Riso "c'è un grande bisogno di pluralità di sguardi, di dare voce alla non conformità". E la sceneggiatrice di Fuori su Goliarda Sapienza e di tanti film di Mario Martone, Ippolita Di Majo è sulla stessa linea "gli sguardi altri, femminili innanzitutto e non solo, restituiscono la complessità della società, farne a meno è un impoverimento culturale cui non rassegnarsi". Alcuni strumenti ci sarebbero e la produttrice Francesca Cima di Indigo li richiama citando il programma Ue Media Europa Creativa che include specifiche strategie per promuovere la parità di genere e l'inclusione delle donne nell'industria cinematografica e audiovisiva. In pratica per accedere ai finanziamenti dei bandi europei Media, tutte le società di produzione candidate devono presentare e integrare una strategia di inclusione e parità di genere. "Ma ci rendiamo conto quante voci mancano al cinema italiano? Una non rappresentanza a vari livelli senza possibilità di entrare nell'industria. La definirei una invisibilità e non è la sola, perchè ad esempio mancano le voci dei giovani e delle seconde generazioni in particolare, nati in Italia da famiglie straniere", incalza Cima. In Italia ci sarebbero i contributi selettivi, la modalità di finanziamento della Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura italiano che a sua volta assegna punteggi premiali e corsie preferenziali alle opere dirette o scritte da donne. Piccole cose e poche conosciute. Da cinque edizioni esiste poi un progetto dedicato, Becoming Maestre che è una iniziativa di mentoring con docenti illustri e accesso al lavoro al talento femminile italiano nell'audiovisivo, ideata e sviluppata dall'Accademia del cinema italiano con Netflix ed è al momento un unico esempio tutto rivolto alle donne e che anno dopo anno sta crescendo una bella generazione di organizzatrici di produzione, responsabili di post produzione, compositrici di musica per film e serialità, effetti visivi, mestieri al momento 'da maschio' e su cui invece c'è gran bisogno di uguaglianza. La produttrice Simonetta Amenta della Eurofilm, presidente di Agici (l'associazione dei produttori indipendenti) va nel concreto: "Si potrebbe fare moltissimo, intanto ci vuole la vera parità a cominciare dagli organi decisionali quindi commissioni, giurie, tutti coloro che hanno il compito di assegnare finanziamenti dovrebbero essere al 50% donne, perchè da lì parte tutto. Chiamiamole pure quote femminili. Partecipo al movimento che si chiama L'Assemblea, insieme a tante altre donne del settore, ormai 300 professioniste, cerchiamo soluzioni per un vero cambiamento sociale e culturale: l'obiettivo è proporre politiche di vera parità, puntando non solo a uno spazio maggiore, ma a prassi concrete di formazione e supporto professionale. È un movimento che nasce da Camilla Toschi, direttrice artistica del Festival di Cinema e Donne di Firenze, ed è in collegamento con l'analogo 50/50 francese". La sfida è sull'intera filiera, l'ecosistema complessivo del cinema, dove ad esempio molte registe, nonostante ottengano successi e riscontri positivi, si fermano alla prima opera e per loro fare la seconda o la terza è molto più complicato che per un uomo al quale anche una scarsa risposta del pubblico all'esordio spesso non è un problema.

U.Ortiz--BT