'Rocky sono io', i suoi pugni sono niente rispetto alla vita di Stallone
Alla Festa di Roma il film di Peter Farrelly con Anthony Ippolito
(di Francesco Gallo) I pugni di Rocky Balboa sono niente rispetto all'ostinazione del vero Sylvester Stallone quando, nonostante la povertà e il fatto di essere del tutto sconosciuto, disse più volte di no alle crescenti offerte dei produttori che volevano mettere in scena la sua sceneggiatura di Rocky, ma non lo volevano come attore protagonista. E i loro motivi, va detto, erano davvero forti: intanto era un attore sconosciuto, rifiutato a tutti i provini e anche con una lieve paresi del lato sinistro del volto, un occhio calato e, infine, un modo di parlare improponibile. Un uomo poi, Sylvester Stallone, che aveva fatto qualche particina, soft porno e il bigliettaio in un cinema e anche senza nessuna esperienza di pugilato. Insomma in 'Rocky sono io' di Peter Farrelly, che passa alla Festa di Roma a Grand Public e andrà in sala dal 31 dicembre con Eagle Pictures, arriva la vera storia di Stallone che è ancora più cinematografica di quella di Rocky. Ad interpretarlo c'è Anthony Ippolito (Al Pacino nella miniserie 'The Offer') che, tra l'altro, riceverà stasera a Roma il Premio Progressive alla Carriera. Nel film anche il difficile rapporto dell'attore con il padre Frank (Matt Dillon), quello con Sasha Czack (Anna Sophia Robb), che diventa sua moglie, e poi anche la presenza di Butkus, il suo fedele cane mastino con cui Sylvester condivide una notte da senzatetto. Tra le scene cult del film, i pugni contro i quarti di carne per allenarsi, la corsa sulla scalinata di Philadelphia e anche la nascita del personaggio di Rocky: nel 1975 Stallone assiste a un incontro di pugilato tra Muhammad Ali e lo sfavorito Chuck Wepner che però riesce a resistere contro il campione molto più a lungo di quanto tutti si aspettassero. Stallone rimane colpito da quell'uomo che continua a combattere anche quando sembra impossibile vincere. Nasce così l'idea di Rocky Balboa. "Non faccio mai un film pensando al messaggio. Cerco solo di far divertire la gente, di piacere, ma se si vuole proprio trovare un messaggio è quello anti soldi: le cose si possono fare se lo si vuole davvero. Adesso tutti vogliono essere miliardari come Elon Musk. Per stare meglio basta solo la speranza, crederci" dice il regista. A chi lo accusa poi di aver realizzato una copia di Stallone, replica: "Non volevo certo fare una caricatura, molti lo hanno imitato, noi volevamo solo catturarne l'essenza, volevamo che si vedesse Stallone in carne e ossa". "Stallone è un mio eroe - dice Ippolito -. Si è mostrato entusiasta del film e anche gentile e generoso ad incontrarmi un mese prima di iniziare le riprese. Abbiamo avuto una discussione interessantissima, mi ha detto com'era stato il suo rapporto con i produttori, come si era sentito nei suoi periodi peggiori e come aveva lottato per uscirne". Ma che alla fine questo 'Rocky sono io' sia molto simile, anche nella lavorazione, al film originale da tre Oscar che racconta, diventa chiaro a Peter Farrelly che a un certo punto dice: "È vero, questo film rispecchia la creazione di Rocky per molti aspetti. Non avevamo un grande budget proprio come loro: 'Rocky' poi fu girato in ventotto giorni, mentre noi abbiamo fatto ancora meglio, ventiquattro giorni. Abbiamo avuto lo svantaggio di dover farlo sembrare ambientato negli anni Settanta. Insomma ci sono stati tantissimi aspetti simili tra i due set".
T.Castillo--BT